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    March 21

    il 21 MARZO è...

    21  MARZO: Giornata Internazionale della Poesia... quasi una beffa in un mondo che ultimamente, di poetico, non ha nulla.

    21 MARZO: primo giorno di primavera... sembra assurdo, si direbbe quasi il primo giorno di inverno per le basse temperature.

    21 MARZO... a voi la parola...

    February 10

    S.Valentino in controtendenza

    Ci si avvicina alla festa degli innamorati, o meglio, alla festa più consumistica dell'anno dopo il Natale... Ed allora tutti, con gli occhi lucenti, indaffaratissimi a cercare fiori, cioccolatini, profumi o gioielli. I ristorantini fanno affari d'oro per non parlare delle pizzerie che per l'occasione sfumano le luci ed apparecchiano inverosimili tavoli esclusivamente a due posti. Ce n'è per tutte le tasche.

    Sarebbe bello però se i Valentini e le Valentine di turno, spostassero la loro attenzione su qualcosa che ormai da tanto, troppo tempo non fa più tendenza... Sto parlando delle poesie. Cosa c'è di più dolce, romantico e sincero di una poesia dettata dal cuore? Non importa se per l'occasione viene spolverata un'ode all'amore vergata da Poeti con la P maiuscola... Quel che conta, come dice Cyrano de Bergerac, è che sia scritta con parole che provengono direttamente dal cuore.

    Per quest'anno esprimete il vostro Amore con qualcosa di veramente diverso...

    E buona pace a fiorai, gioiellieri e ristoratori.

    Buon S.Valentino!

    January 05

    Recensione a "Oceano mare" di A. Baricco

    Non me ne voglia il grande Maestro, ma ebbene sì. Se non ho osato nelle settimane scorse, permettermi di inserire una mia recensione ai suoi lavori, ora invece, come un angelo sterminatore, non posso evitare di commentare "Oceano mare". E non me ne voglia chi invece oltre a consigliarmelo caldamente, ha apprezzato appieno questo libro. 

    Premetto che di Baricco amo moltissimo "Seta", "Novecento" e "Senza sangue"... uso il verbo al presente perchè nonostante abbia letto questi libri nei mesi scorsi, essi continuano ad essere vivi nella mia mente, punti di riferimento dai quali attingere a piene mani, ispirazione ed insegnamento, grande scuola di scrittura ed espressione letteraria.
    Purtroppo devo confessare che "Oceano mare" non m'è piaciuto. Forse il problema è mio, non sono così profonda da saperne cogliere tutte, ma davvero tutte, le sfumature... Non so, non mi convince... Certo è un 'raccontone' intenso, in alcuni punti. Ma poco più.
    Partiamo dalla storia, dalla trama... che poi di trama non ce n'è, perché a ben guardare, a riassumere, non ci si riesce. Non c'è storia. Almeno non c'è storia interessante, trama coinvolgente.
    Si vede il mare, questo sì. Si vedono tutte le sue facce, mutevoli...
    Ma dei personaggi, di quelli no.
    Personaggi particolarissimi, ovviamente, come solo Baricco riesce ad inventare. Ma tutti uguali. Quasi piatti nella loro somiglianza si potrebbe dire. Assurdi e geniali. Ma uguali.
    Lo stesso dicasi dei dialoghi, dei monologhi. Non ci sono spigolature particolari che possano far apprezzare più un personaggio che un altro.
    E la narrazione è un altalenarsi, un susseguirsi continuo di pensieri profondi, umanissimi, quasi filosofici, ed una descrizione esterna, quasi estraneamente lontana, delle vicende.

    Insomma, torno a dire, mi dispiace, ma mi aspettavo davvero qualcosa di più coinvolgente.

    January 01

    Riflessioni in giorni di festa

    mah, non so se è perché sto diventando più vecchia, più matura e di conseguenza più saggia (chi, io?); non so se è il clima festoso che rende malinconici, o forse la mancanza di neve che sta marcatamente indicando che questo clima è davvero cambiato, o i 40 anni che ci separano dai sogni VERI di VERA libertà del '68...
    Non so voi, ma a me tutto sto consumismo inzia a fare schifo...
    Non riesco a godere delle feste, non come in passato.
    E' nauseante il dover, correre, regali, negozi, parcheggio, cosa compero, albero, Babbo Natale, fatto, manca, traffico, luminarie... Consumare, spendere, comperare, soldi, soldi, soldi...
    E non ci si ferma, manca il tempo, per pensare DAVVERO a chi sta male, a chi è in carcere, in ospedale, al fronte, a chi i soldi non li ha, a chi vive in strada, a chi piange.
    Mi viene il vomito se penso a cene, pranzi, cotechino, salmone, cosa cucino, cosa si beve, bollicine, lenticchie, capitone, torrone, pandoro.
    Tutto per forza.
    Mi viene il vomito.
    Tutti ad abbuffarsi manco fossimo prossimi alla guerra, manco dovessero ingrassarci per farci il patè... Lo stomaco reclama e noi giù a riempirlo. Che schifo.
    E non ci si ferma, manca il tempo tra un boccone e l'altro, per pensare DAVVERO a chi cibo non ne ha, a chi acqua non ne ha. Per forza.
    Non voglio fare retorica ma tutto questo schifo di consumismo mi dà il voltastomaco.
    DAVVERO.
    December 22

    La galleria degli orrori: parte seconda

    Continua il viaggio nel mondo allucinante della scrittura/letteratura/editoria:

    Oggi trovo su un quotidiano nazionale, un'intera pagina dedicata al 'fenomeno' del momento,  la strenna natalizia che scala le classifiche, il libro che in due settimane ha venduto più di Ken Follett e l'ha spodestato dal suo trono al primo posto. Sto parlando di "Il giorno in più" di Fabio Volo.

    Vabbè, direte voi, e cosa c'è di tanto schifiltoso da inserirlo nella galleria degli orrori?

    "Per fortuna non ho studiato" commenta l'autore in un'intervista. E questo è solo l'inizio. A caratteri cubitari. Poi prosegue "A scuola andavo malissimo... Ho mollato in terza media... Mia madre diceva 'Chi se ne frega'..." Ora, ammirando il coraggio frivolo con il quale ammette la propria ignoranza, sarebbe superfluo pensare che Fabio Volo sia l'unico in Italia ad aver fatto fortuna come scrittore senza aver faticato più di tanto sui libri di scuola. Purtroppo sono molti gli autori come lui... Come lui che hanno guadagnato la cima delle classifiche non per meriti o capolavori, bensì per un passato, non troppo lontano, di showman, di marionetta da barraccone, di attira-spettatori. Una storia alle spalle, che permette l'aprirsi di quelle Sante Porte  dell'editoria precluse ai poveri mortali. Non a caso Fabio Volo fa parte della Scuderia Mondadori che arruola solo nomi collaudati.

    Una cosa però posso dire di ammirare in questo autore: la schiettezza nel dire ciò che gli pare... Sembra che alla gente piaccia. Anche a me piace. Ovviamente solo se non rientra anche questa in una strategia mirata di marketing editoriale.

    December 16

    Quei giorni

    Quei giorni sordi, muti...
    Quei giorni vuoti.
    Quei giorni in cui la malinconia prende tutto lo spazio,
    la nostalgia si fa ragnatela e attira a sé i pensieri...
    Quei giorni di voglia di niente, di amarezza e lacrime nascoste.
    Di nebbia acida e amaro in bocca.
    Quei giorni in cui vorresti essere ma non sei,
    vorresti avere ma non hai.
    Quando sembra che anche il sole non scaldi più,
    quando la pioggia non lava nulla e la luce appare sempre fioca...
    Quei giorni sterili.
    Vorresti urlare, ma non hai voce.
    Vorresti piangere, ma non sarebbe sollievo.
    Vorresti buttare tutto all'aria, ma non hai nemmeno voglia di alzarti.
    Quei giorni in cui tutti i sogni sembrano sciocchi,
    in cui le speranze sembrano assurde, infantili...
    Quei giorni fatti di nulla, di aria, di vuoto.
    Vuoto che non riesci e non vuoi riempire.
    Vuoto che ti spacca il cuore.
    Quei giorni in cui ti rendi conto di essere piccolo, misero.
    Quei giorni in cui ti guardi allo specchio e non ti vedi.
    Quei giorni in cui il sogno, senza lui appare lontano, irraggiungibile.
    Quei giorni quando sai che non l'avrai.
    Mai.
    December 11

    I 100 anni della Mondadori ed il suo grazie alle scrittrici

    Su un periodico femminile (di produzione Mondadori, ovviamente) trovo scritto: "La Mondadori compie 100 anni: un secolo di emozioni grazie le sue scrittrici che hanno regalato ai lettori momenti indimenticabili..." e poi bla bla bla, segue una lista di nomi conosciuti di donne che hanno fatto pensare o sognare, scatenato dibattiti, scandali o fatto divertire. Insomma donne che, in particolar modo nei primi decenni del secolo scorso, han fatto parlare di sé. Anche per la passione che nutrivano per la scrittura, un mestiere poco adatto ai tempi...

    Terrei però a sottolineare che le scrittrici che hanno contribuito a far grande la Mondadori nel corso di 100 anni, non erano delle vere e proprie esordienti. La Mondadori, puntando su queste donne, non ha corso grandi rischi, così come accade oggi... Detenere i diritti di un'autrice già affermata all'estero, di un personaggio già conosciuto al pubblico, di una scrittrice con conoscenze influenti o una importante famiglia alle spalle, non significa affatto puntare sull'ignoto. Anzi... Se scorriamo i nomi, scopriremo che la maggior parte di loro sono straniere e che quindi, per approdare nel mondo editoriale italiano, sono già passate, con successo ovviamente, al vaglio di altre case editrici. Straniere. Che osano di più.

    Chi troviamo? Agatha Christie... forse non tutti sanno che molti dei suoi gialli furono rifiutati da decine di case editrici inglesi. Solo in età avanzata riuscì ad aver successo. E la Mondadori se la accapparrò a successo già avvenuto. Così come per Patricia Cornwell, la regina del giallo degli anni '90, già affermata all'estero... La lista sarebbe lunga, ma mi fermo qui.

    Insomma, con questa mia provocazione voglio tornare a sollevare la questione della facile politica di gestione aziendale delle maggiori case editrici italiane che prevedono l'esclusione totale di scrittori (e di scrittrici) esordienti, puntando solo sul successo certo ed immediato di alcuni nomi famosi e lavandosi le mani di tutti gli inediti in circolazione. Come dice un vecchio adagio "L'acqua cade sempre sul bagnato!"

    December 09

    Disquisizione sulla virgola di Baricco

    Caro Maestro,
    negli ultimi tempi ho letto i Suoi libri e ne sono rimasta catturata. Forse sono un po' in ritardo sui tempi, nel senso che ho atteso alcuni anni per leggere ciò che altri hanno letto al momento dell'uscita in libreria, ma ne ho gustato appieno la profondità, la leggerezza e la maestrìa.
    Mi permetta una domanda, che sin dal primo libro preso in mano, mi assilla: ho notato che spesso, molto spesso, nelle Sue frasi, Lei mette la virgola seguita dalla congiunzione 'e' ossia, ....., e ......
    Ora, per quel che posso ricordare delle regole fondamentali della grammatica italiana imparate sui banchi di scuola, l'uso della virgola esprime già di per sé una congiunzione tra due o più sostantivi oppure tra frasi minime, allo stesso modo della congiunzione 'e'. Pertanto, due congiunzioni ',' + 'e' risultano essere un errore grammaticale non indifferente. Diverso invece l'uso della congiunzione 'e' dopo il punto, in quanto l'uso rafforza il legame tra la frase successiva a quella precedente.
    Ora, tornando ai Suoi libri, ho notato uno smodato uso della virgola seguita dalla congiunzione 'e'. Poiché l'errore appare di frequente non credo possa ritenersi una svista, né da parte Sua, né da parte dell'editore. Potrebbe trattarsi di una provocazione... alla lingua italiana? Difficile da credere! Mi è stato detto che molti autori affermati si prendono spesso il lusso di deviare dalle regole ufficiali per poter esprimere qualcosa di diverso. A loro è addirttura consentito mettere la virgola tra soggetto e predicato verbale, se il testo lo richiede. Non si tratta quindi di trasgredire o meno le regole grammaticali bensì di farlo motivatamente, con l'intento di ottenere un determinato effetto sul lettore.
    La virgola insomma serve a far respirare la frase. A cadenzare, un certo, brio, ritmico, del testo. Non è, una novità, perchè, ad esempio, le poesie, di Ungaretti, contengono, microunità, sintattiche, autoconclusive.
    E Lei, Maestro Baricco, è un maestro, di quest'arte, "spezzatoria". E' come, un cuoco, che cucina, uno spezzatino, di parole. Lei, mi permetta, è un vero Chef!

    A rileggerLa, sentitamente, ed al più presto!

    December 07

    Le stagioni della rosa

    Legno nudo e scuro,
    vecchio o malato,
    dormiente.

    Attendi un soffio d'aria mite,
    per il risveglio,
    quando ancora un velo di brina ti accarezza
    nell'alba di marzo.

    Lento,
    ecco che arriva il momento,
    un alito di vita sfiora i rami
    e gemme timide fanno capolino.

    Aria frizzante,
    sole brillante,
    pioggerella di primavera.

    Vivace spunta il germoglio
    aiutato dalla sapiente mano del giardiniere.

    E cresce e s'innalza,
    violaceo,
    recando foglie stropicciate dal sonno.
    E nel cuore
    il trionfo!

    Lo scrigno geloso
    racchiude la bellezza,
    ma il bocciolo non resiste.
    E s'apre col caldo di maggio.

    Corolle doppie, quartate, perfette,
    cremisi, vermiglio,
    di rosa screziato o giallo ramato.

    Profumo di tè.

    Bianco purissimo.

    Petali sfrangiati od appuntiti,
    come nuvole
    in corimbi riuniti.

    E la Natura s'inchina
    al capolavoro di Sua Maestà.

    Fugace è il momento,
    intenso.
    Poi l'arsura e tutto riposa.

    La pioggia d'agosto lava la polvere
    dalle foglie. Tornano a brillare.

    E' ancora trionfo!

    Il bosco d'autunno di colori s'accende
    e la Regina di nuovo sorprende.

    Di bacche rosse come rubini ella s'è adornata.

    Ma poi, novembre tutto smorza.

    Ora dormi,
    oh Bella,
    sotto una candida coperta
    di cristalli ricamata.

    La galleria degli orrori

    Vorrei aprire una discussione riguardante proprio gli orrori nell'editoria/letteratura. Non mi riferisco però al genere horror/noir, bensì a tutti gli 'orrori' (leggi strafalcioni, roba da far rizzare i capelli in testa, da far restare allibiti...) che popolano, anzi strapopolano questo mondo.

    Orrore numero 1.:

    Il primo posto in classifica, credo possa appartenere a tutti quei libri (per la maggior parte libri per bambini) che vengono stampati in Cina. Ebbene sì. C'è anche di questo. Eccome!

    Prendete a caso un libro per l'infanzia, magari un pop-up oppure uno plasticato, voltatelo e sul retro troverete sicuramente scritto "Printed in China". Ovviamente la casa editrice non sarà la Chin Chao Lin, ma una nota italiana, specializzata nel settore "piccoli lettori".

    Non spaventatevi. Mettetevi comodi e... tremate tremate, la lista degli orrori è ancora lunga.

     

    Mi vien da ridere... anzi no, da piangere

    ... quando sento dire a personaggi famosi, dello spettacolo: "Sto scrivendo un libro"... e poi aggiungono "... a quattro mani ovviamente!"

    E già, a quattro mani, perché loro, quelli superimpegnati con spettacoli di prima, seconda, terza serata, di tempo non ne hanno quasi mai. Figurarsi per scrivere un libro!

    Quindi, 'scrivono a quattro mani'.
    In questa frase c'è di tutto, spiega già da sé che dietro a quello che sicuramente sarà un libro da classifica (perché loro scrivono solo libri che poi andranno in classifica e le loro case editrici, pubblicano detto libro sapendo già in partenza che sarà un titolo da classifica!), ci sarà il duro lavoro di un autore ignoto che, seppur pagato, scriverà per il tal personaggio.

    Ovvio che venderà, perché quel che conta è il nome stampato sulla copertina e non il sudore e le notti insonni del tal signor Rossi con la passione-lavoro per la scrittura...


    A me vien da ridere... anzi no, da piangere. Ma di rabbia, quando sento 'ste cose... Avessero almeno il buonsenso di starsene zitti!

    Ma si sa che l'intelligenza, ultimamente, non alberga certo in tv!

    November 28

    filosofeggiando...

    scrivo...
    ergo sum!!!
    November 19

    Il canto della neve

    Ecco, scende! La vedi?

    Guarda attraverso il grigio vapore sui vetri, nella luce del crepuscolo che fioca dolce da sopra le nubi.

    Solitari danzano e sussurrano, dapprima, gli sparuti fiocchi candidi per poi, lentamente trasformarsi in un coro a più voci, che unite, scendono e scendono.

    Lo senti?

    Lo senti il canto della neve?

    Lo senti il dolce suono di milioni, miliardi di cristalli che sfiorano ogni tetto, ogni strada, ogni albero?

    Ascolta.

    Bianchi merletti, delicati impalpabili pizzi, che mano attenta e sapiente ha creato.

    E piano, una coperta avvolge ogni cosa.

    Soffice ricamo.

    Candore, ovunque.

    E ancora quel melodioso suono, una sinfonia lieve.

    Ascolta.

    L’imbrunire avanza e la magia ha inizio.

    Invisibile maestro d’orchestra che dirige note sussurrate.

    E lo sguardo, di bimbo, s’illumina sognando angeli.

    Il mondo, ovattato, ringrazia e dorme e respira. Piano.

    Tutto tace.

    Solo, ancora, s’ode il suono.

    Il lento canto della neve.

    November 09

    Aver tempo: grandissimo lusso dell'era moderna

    Il lusso del ventunesimo secolo? Il tempo. Ovvio, no? Oggi avere tempo a disposizione è diventato ormai un grande, grandissimo lusso. Che solo pochi possono permettersi. Anche trovare del tempo per leggere sembra ormai essere difficile. Il luogo tranquillo per eccellenza dove concedersi un buon libro, la casa, è diventato da tempo un luogo di distrazione: la televisione, Internet, il telefono... Tutte 'diavolerie' tecnologiche che permettono di tenerci in contatto con il resto del mondo, lasciando vagare la fantasia, senza troppa fatica. L'alternativa al nido domestico, per pura definizione, potrebbe essere la biblioteca. Evitando come la peste, anche in questo caso, le sale audiovisivi e informatica. Oppure, per chi fa parte di quella schiera di 'eletti' che riesce a leggere su qualsiasi mezzo in movimento senza soffrire di nausea (purtroppo non è il mio caso, sigh) i treni a lunga percorrenza possono venire incontro all'eterna mancanza di tempo per un buon libro. A dir la verità anche i treni locali, che ormai procedono a passo di lumaca, offrono questo allettante optional... Comunque, sì, fino ad una decina di anni fa, si riusciva a leggere anche in treno. Purtroppo però, da quando il telefono ha smesso di essere un oggetto utile ed irrinunciabile per mettersi in contatto con qualcuno lontano, per diventare un oggetto puramente musicale, altrettanto irrinunciabile a quanto sembra, riuscire a concentrarsi su una qualsiasi pagina scritta, è pura utopia. Allora dove, come, quando leggere? Sparse per le grandi città, ci sono bellissime librerie che oltre a compiere il dovere per cui esistono, mettono a disposizione della clientela confortevoli angolini riparati da sguardi indiscreti, poltroncine e divanetti in cui lasciarsi sprofondare, sottofondo appena percepibile di musica classica, zona caffetteria se non addirittura zona ristorante. In questi luoghi, dove in ogni metro cubo si respira cultura pura, è facile lasciarsi andare alla tentazione di sfogliare qualche pagina. Sempre che non si capiti poprio nel bel mezzo di una presentazione con tanto di autore armato di microfono. Quindi? Già gli italiani sono un popolo di non-lettori, se poi ci limitiamo a leggere qualcosa solo durante le vacanze estive, allora possiamo veramente vergognarci. Tempo fa un'amica scrisse che solo una categoria di persone può affermare di essere in possesso di questo grande privilegio, del tempo a disposizione: i carcerati. Non so come la pensiate voi, ma io preferisco non averlo quel tempo! Quello dei carcerati, intendo.

    Il mio commento ai lavori di A. Baricco

    In questo caso, faccio un'eccezione: non posso affatto intitolare il post "La mia recensione ai lavori di  A. Baricco" , non posso permettermelo, non ne sono all'altezza ed umilmente mi inchino al Genio, sì proprio al genio con la G maiuscola, del maestro. Mi limiterò quindi a inserire qui i miei commenti, solo semplici commenti, in qualità di lettrice. Ho sempre cercato di evitare in qualche modo e per quanto possibile, di leggere i libri degli autori classici contemporanei italiani. E non solo. Forse per una forma di repulsione nei confronti delle classifiche dei libri più venduti dove i nomi degli autori sono SEMPRE quelli dei soliti noti,  forse per tenermi fuori dalla 'mischia' delle letture di massa e di moda del momento. Quindi, ora, a diversi anni di distanza dalla loro pubblicazione, ho preso in mano volentieri sia "Seta" che "Senza sangue". Due Capolavori. Nel primo traspare, in ogni singola pagina, in ogni singola frase, la leggerezza, la semplicità, la poesia di una storia luminosa ed impalpabile, proprio come la seta. Una storia silenziosa, dove il silenzio ha il posto principale e 'fa parlare' le pagine. "Senza sangue" invece, al contrario di "Seta", è un racconto in bianco e nero, simile ad una pellicola americana degli anni '50. Ma per questo non meno bello. Anzi. Un racconto per molti versi che ricorda un film di anni fa sull'eccidio nei campi di concentramento. Un film in bianco e nero per l'appunto, dove il solo colore ad apparire era il cappottino rosso di una bimba. Allo stesso modo, in "Senza sangue", l'unica tinta a prevalere è il rosso della gonna della protagonista. Carico, intenso, struggente. Eppur semplice. Di una semplicità che solo un Genio come Baricco poteva trasformare in parole.
    November 02

    Vincenzo

    Vincenzo aveva diciott’anni. Era mio cugino e mio coetaneo.
    Vincenzo aveva una grande voglia di vivere, di lasciarsi trasportare dal fiume in piena della sua età.
    Aveva tanti progetti per il futuro.
    Ricordo che alle medie non era bravo: venne bocciato una volta. Non frequentò le scuole superiori, ma a quindici anni era già nel cantiere con suo padre, su e giù tutto il giorno dalle impalcature, a portare sacchi di cemento sulle spalle. Ma Vincenzo non se ne curava. Aveva braccia e gambe forti lui!
    Non beveva e non fumava ed alla discoteca preferiva di gran lunga trascorrere il tempo libero sul lago, con una canna in mano a pescare. Una volta riuscì a catturare una carpa di tre chili.
    Lui i soldi preferiva risparmiarli: gli sarebbero serviti per comperare l’auto. Una di quelle belle, con lo stereo ad otto casse e magari anche il motore truccato.
    Vincenzo aveva la ragazza. Si piacevano, si volevano bene.
    Facevano progetti per il futuro. Chissà...
    Intanto Vincenzo continuava su e giù dalle impalcature, portando sacchi di cemento sulle spalle.
    Una mattina però non volle andare a lavorare. Si sentiva stanco. Preferì restarsene a letto, aspettando che passasse.
    Il giorno dopo la stessa cosa. Durò una settimana: quella strana stanchezza non voleva andarsene.
    Il medico ordinò tutta una serie di esami.
    Era il periodo natalizio: lo ricordo bene, perché mio padre, quel giorno, aveva appeso il vischio alla porta di casa. “E’ di buon auspicio!”
    Quel pomeriggio gli zii vennero a farci visita. Io pensavo per gli auguri dell’occasione.
    Invece, la mazzata: ”Vincenzo ha un tumore. Un mostro grosso come un pugno in mezzo ai polmoni!”
    Non volevo crederci: un tumore a diciott’anni? Assurdo! Mi defilai quatta quatta, senza fare rumore, chiusa nella mia tristezza, rabbia, angoscia.
    Vincenzo iniziò il calvario della chemioterapia.
    Ogni quindici giorni, bombardate di veleno.
    Andai a trovarlo e lo vidi sereno e pieno di progetti come sempre, come se la malattia non lo avesse nemmeno sfiorato.
    Aveva perso i capelli, ma era forse anche più carino così.
    “Come stai?” chiedevo io.
    “Preferivo portare sacchi di cemento sulle spalle” rispondeva lui “ma và bene lo stesso!”
    Vincenzo doveva bere ogni giorno due bottiglie di acqua: “Per depurarmi delle schifezze che mi iniettano!”
    Andò avanti così per due anni.
    La chemio però stava funzionando. Si era ridotto di volume ed i medici avevano anche sottoposto Vincenzo ad un delicato intervento chirurgico, nell’intento di togliere il mostro.
    L’ultima volta che lo vidi era piena estate. Lo trovai ingrassato, felice perché il tumore stava regredendo. Incominciò a raccontarmi dei suoi progetti, dell’auto nuova che avrebbe presto comperato, delle canne da pesca che attendevano solo di catturare un’altra carpa di tre chili, dei sacchi di cemento che presto sarebbe tornato a portare sulle spalle.
    Vincenzo era felice perché avrebbe trascorso il fine settimana in montagna. Lui e la fidanzata soli in baita. Ormai il tumore era quasi stato vinto, perché rimandare ancora di vivere la vita?
    La chemio però l’aveva debilitato in modo impressionante.
    Lui che aveva braccia e gambe forti. Lui che saliva e scendeva dalle impalcature come un ragno.
    Vincenzo si prese la broncopolmonite e ritornò in ospedale.
    Ci rimase un mese.
    Poi un giorno arrivò la telefonata: “Vincenzo è morto!”
    Era il tredici settembre.
    E Vincenzo, con i suoi bellissimi vent’anni, si portò nella tomba tutti i progetti, le speranze per il futuro, l’auto nuova, le canne da pesca e le carpe di tre chili. I sacchi di cemento sulle spalle.
    Tutto! Il mostro gli portò via tutto a vent’anni.
    August 24

    Recensioni ai gialli di Valerio Varesi

    "Il fiume delle nebbie", il primo giallo della serie del commissario Soneri, è a mio avviso un bellissimo libro in cui l'autore, muovendo il suo personaggio tra paesaggi fluviali in cui il tempo sembra essersi fermato, spunti enogastronomici degni di slow food, ricordi di dolorosi passati, permette al lettore di avvicinarsi ad un mondo non a tutti conosciuto.
    L'inizio forse può sembrare troppo lento, così come alcuni passaggi, ma sicuramente è un giallo che prende e che spinge ad essere letto fino in fondo.
    Tornando al mio commento sul "Il fiume delle nebbie" devo ammettere che, non conoscendo l'ambiente provinciale del Po, mi ha incuriosito. Mi sono sentita come risucchiata in una cartolina in bianco e nero, dove la nebbia autunnale sfuma i contorni e li rende indistinti, improbabili. Ho seguito passo passo, nelle prime pagine, il scivolare senza guida della chiatta del Tonna. Mi sono sentita catapultata in un mondo tutto nuovo, proviciale appunto, ma non per questo meno attraente di quello classico cittadino, anzi... Anzi, devo ammettere che lo stile di Varesi nel descrivere i paesaggi è a dir poco unico, mi piace molto... Mi piace molto proprio perché riesce, facendo muovere i suoi personaggi in luoghi veri, a far passare quasi in secondo piano il delitto, il giallo... Del suo stile mi piace in particolar modo (e qui confesso che vorrei tanto saperlo fare anch'io) l'uso degli aggettivi, il saper combinare le parole in modo insolito e pur semplice e d'immediato effetto... Insomma, più che il giallo in se stesso, mi è piaciuto tutto il contorno, il resto... Mi è piaciuto molto il 'viaggio' sul Po che 'ho fatto' seguendo come un'ombra il commissario Soneri.
    Ed ecco qui il mio commento a "Le ombre di Montelupo"... il terzo della serie.
    Dunque, se ne "Il fiume delle nebbie" mi sono sentita risucchiata in una cartolina in bianco e nero, in quest'altro giallo mi sono come sentita catapultata in un quadro a colori... i colori autunnali delle montagne dove Soneri si muove.
    Io vivo in un paesello di montagna, quattro gatti, tanti boschi e tanto orgoglio... Quindi si può immaginare benissimo come mi ci sia ritrovata in tutto e per tutto nel romanzo. Anzi, dato che il periodo è più o meno quello giusto, mì è venuta voglia di andar per funghi...
    Anche in questo giallo, ho goduto in modo indescrivibile della bellezza della montagna, che Varesi ha saputo 'dipingere' in maniera impeccabile, ho annusato il profumo del bosco, ho ammirato il cielo azzurro, limpido, sgombro di nubi... Ho camminato con Soneri su e giù per i canaloni (che faticaccia!) e con lui mi sono riempita di malinconia per il tempo ormai passato, per le frasi non dette, per le cose non fatte... Geniale poi è stato il suo modo di snocciolare la vicenda "Salumi Rodolfi", riportando alla ribalta, seppur sotto altri nomi, le italiche 'magagne'. 
    Nel romanzo 'A mani vuote" invece sento molto la mancanza del paesaggio. Sì, proprio del paesaggio che in "Il fiume delle nebbie" e "Le ombre di Montelupo" mi hanno mostrato mondi incantati, fatto annusare profumi sconosciuti, accompagnato in passeggiate solitarie dove solo i suoni del fiume e del bosco rompevano il silenzio.
    In 'A mani vuote' manca proprio quell'affascinante scenario.
    Non sto dicendo che non m'è piaciuto, anzi... Mi ha permesso di osservare la quotidianità estiva non solo della sua città, Parma, ma soprattutto del lavoro delle forze dell'ordine.
    Qui Varesi ha descritto molto bene il clima atmosferico, marcandolo al punto che sembra anch'esso un personaggio del quale seguirne le vicende.
    Ma lasciatemelo dire ancora una volta, da NON cittadina come sono, non posso che rattristarmi per la mancanza dei suoi paesaggi abilmente dipinti.
    Comunque sia, ho notato che nei suoi gialli, Varesi lascia 'irrisolti' alcuni punti che invece (forse) al lettore piacerebbe vedere spiegati.
     
    August 22

    Nostalgia di lucciole

    Ricordo che c'erano le lucciole.
    Sì le lucciole, in quelle calde sere d'estate nel prato dietro casa.
    Giocavamo e ridevamo e correvamo su quel prato, noi, bambine.
    E non appena ci avvicinavamo alle lucciole, queste per dispetto spegnevano la loro magica lucina per poi riaccendersi e riapparire un po' più in là.
    Allora le rincorrevamo ancora: volevamo acchiapparle, chiudere in un vasetto di vetro e vedere l'effetto che fa. Ma non ci riuscivamo mai.
    "Le lucciole non si lasciano prendere, sono furbe loro... E se poi capita che le rinchiudete, loro muoiono di nostalgia" diceva il nonno.
    "Nostalgia per cosa?"
    "Nostalgia del prato, delle calde notti d'estate, della libertà perduta!"
    Era bello, allora... Nessun pensiero, nessun affanno...
    Solo noi, bambine nel buio, con una coperte di stelle in cielo.
    Non c'era l'illuminazione artificiale e fredda di anonimi lampioni a celare con un velo arancione quel bellissimo spettacolo notturno. Non c'era l'uso smodato di antiparassitari chimici a devastare il mondo minuto di quelle bestiole. Non c'erano le preoccupazioni di una vita frenetica a spegnere l'entusiasmo e le risa.
    Non c'era la nostalgia che ora m'attanaglia e mi toglie il respiro e mi fa sentire come una lucciola chiusa in un barattolo di vetro.
    La nostalgia del nonno e di quel tempo bellissimo.
    C'eravamo solo noi. Sì, ricordo che c'eravamo solo noi, con la spensieratezza di quell'età che lasciava spazio solo ai sogni, a correre felici nelle notti d'estate, tra le lucciole, nel prato dietro casa.

    Estate: tempo di vacanze e... compiti per le vacanze!

    La scorsa estate mio figlio, ormai in grado di ragionare con la propria zucca e replicare la sua opinione, mi fece notare che con la parola "vacanze" si intendeva un periodo di riposo e, nella fattispecie, riposo del cervello dopo nove mesi di duro lavoro sui libri. Quindi, perché questo accanirsi di insegnanti sui compiti delle vacanze? Perché "suggerire" ai genitori, che durante l'anno già spendono cifre esagerate per l'armamentario scolastico dei figli, di acquistare anche il fatidico libro dei compiti estivi?
    Ma finché trattasi di un centinaio di schede il cui scopo è solo quello di tenere allenata la mente degli scolari, si può anche chiudere un occhio e non fare drammi se si ritorna a scuola con un terzo di libro non completato: l'importante è ricordarsi le tabelline, le formule, le coniugazioni dei verbi etc.
    Io un compromesso l'ho trovato (anche senza tanta fatica): sorvolare su alcuni esercizi a patto di impegnarsi nella lettura di qualche libro/storia al giorno.....
    Ovvio che il trucco c'è (buona sì, fessa no!): mio figlio infatti adora leggere, di tutto e di più... soprattutto Topolino!
    Così, contento lui, contenta io!!!
    Penso però al tormentone degli studenti delle scuole superiori, che come compito per le vacanze, dovranno leggersi decine di libri, sempre gli stessi autori. Gli stessi studiati sui banchi di scuola nei mesi invernali: Calvino, Sciascia, Levi, Pirandello, Svevo, Pasolini tanto per citarne alcuni noti.
    Quindi la domanda si pone da sé: ha ancora senso nel 2007, imporre la lettura dei classici anche nel periodo estivo? E soprattutto, perché dare agli studenti sempre e solo i soliti titoli noti? Perché non imboccare la via della novità, del cambiamento?
    Forse tutto dipende dagli stessi professori che (per inerzia?) non osano di più. Molti non conoscono nemmeno i buoni libri contemporanei: c'è veramente poca voglia di buttarsi, di scoprire nuovi classici. Qualcuno si giustifica dicendo che queste letture servono per creare una base culturale su cui lavorare poi durante l'anno scolastico...
    D'accordo, ma a mio avviso i "mattoni" cui sono sottoposti gli studenti, non fanno altro che allontanare i ragazzi dal piacere di un buon libro. Una specie di perversa punizione alla quale i nostri figli si ribellano, con il risultato che poi da adulti i libri li odieranno, così come purtroppo accade già oggi a moltissimi genitori, "vittime" di un "regime scolastico" troppo severo. Ricordiamoci che l'Italia è ultima in Europa in fatto di lettura.
    Perché quindi non correre ai ripari, in fretta, e rivedere il "modus operandi" di molti insegnanti?
    Un compromesso si può sempre trovare, no?
    Non sarebbe bello (e democratico) se i ragazzi si dedicassero alla lettura di pochi libri buoni, scelti con cura tra i classici ed i contemporanei, permettendo loro così di godere del vero incanto di un libro e non vedendolo solo come un "orco cattivo"?
    Le letture per l'estate devono essere uno strumento per avvicinare i ragazzi ai libri, ben venga anche la cultura, ma lasciamo che siano loro a scegliere. Se poi impareranno a rispettare autori e titoli classici, una volta adulti ci ritorneranno sopra più volentieri e leggendoli da un punto di vista maturo, sicuramente riusciranno ad apprezzarli di più di quanto non facciano ora.
     
    July 28

    Come diventare una J.K. Rowling

    Ecco alcuni consigli semi-seri per chi vuole imitare l'autrice di Harry Potter e magari riuscire a fare la sua fortuna:
    1. iniziare con il consolarsi... all'inizio Harry Potter fu rifiutato da dodici case editrici;
    2. prendersi un agente (e chi si fida più degli agenti?);
    3. sposarsi qualcuno di famoso (basta avere un nome e subito ti pubblicano tutto!);
    4. se proprio non si riesce a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il lavoro, allora darsi al 'fai da te', ovvero pubblicare il romanzo in proprio, sborsando fior di soldini e naturalmente arrangiarsi con la distribuzione;
    5. se siete femmina, allora limitate il vostro nome e cognome alle sole iniziali: la Rowling all'inizio fu obbligata a firmare i suoi lavori con le iniziali J.K.R., per eludere il suo sesso, femminile appunto;
    6. se il vostro romanzo è sul genere fantasy, allora fate scorta di nuovi termini inventati da inserire qua e là... lei c'è riuscita benissimo con babbani, dissennatori, auror, cioccorane etc.
    7. evitare di spettegolare ai quattro venti la vostra idea ancor prima di essersi messo le spalle al sicuro sui diritti d'autore;
    8. una volta terminato il lavoro, prima ancora di spedirlo alle case editrici, riemipirlo di firme e timbri con la data (notaio, posta, raccomandate a/r, avvocato etc.) che attestino almeno la vostra proprietà nel tal giorno... Successivamente spedire ed incrociare le dita;
    9. se le dita incrociate non funzionano, allora provare con il vodoo;
    10. se trovate il sistema per fare la fortuna della Rowling, fatemelo sapere! In fin dei conti, io vi ho dato nove dritte!Caldo