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    December 07

    La galleria degli orrori

    Vorrei aprire una discussione riguardante proprio gli orrori nell'editoria/letteratura. Non mi riferisco però al genere horror/noir, bensì a tutti gli 'orrori' (leggi strafalcioni, roba da far rizzare i capelli in testa, da far restare allibiti...) che popolano, anzi strapopolano questo mondo.

    Orrore numero 1.:

    Il primo posto in classifica, credo possa appartenere a tutti quei libri (per la maggior parte libri per bambini) che vengono stampati in Cina. Ebbene sì. C'è anche di questo. Eccome!

    Prendete a caso un libro per l'infanzia, magari un pop-up oppure uno plasticato, voltatelo e sul retro troverete sicuramente scritto "Printed in China". Ovviamente la casa editrice non sarà la Chin Chao Lin, ma una nota italiana, specializzata nel settore "piccoli lettori".

    Non spaventatevi. Mettetevi comodi e... tremate tremate, la lista degli orrori è ancora lunga.

     

    Mi vien da ridere... anzi no, da piangere

    ... quando sento dire a personaggi famosi, dello spettacolo: "Sto scrivendo un libro"... e poi aggiungono "... a quattro mani ovviamente!"

    E già, a quattro mani, perché loro, quelli superimpegnati con spettacoli di prima, seconda, terza serata, di tempo non ne hanno quasi mai. Figurarsi per scrivere un libro!

    Quindi, 'scrivono a quattro mani'.
    In questa frase c'è di tutto, spiega già da sé che dietro a quello che sicuramente sarà un libro da classifica (perché loro scrivono solo libri che poi andranno in classifica e le loro case editrici, pubblicano detto libro sapendo già in partenza che sarà un titolo da classifica!), ci sarà il duro lavoro di un autore ignoto che, seppur pagato, scriverà per il tal personaggio.

    Ovvio che venderà, perché quel che conta è il nome stampato sulla copertina e non il sudore e le notti insonni del tal signor Rossi con la passione-lavoro per la scrittura...


    A me vien da ridere... anzi no, da piangere. Ma di rabbia, quando sento 'ste cose... Avessero almeno il buonsenso di starsene zitti!

    Ma si sa che l'intelligenza, ultimamente, non alberga certo in tv!

    November 28

    filosofeggiando...

    scrivo...
    ergo sum!!!
    November 19

    Il canto della neve

    Ecco, scende! La vedi?

    Guarda attraverso il grigio vapore sui vetri, nella luce del crepuscolo che fioca dolce da sopra le nubi.

    Solitari danzano e sussurrano, dapprima, gli sparuti fiocchi candidi per poi, lentamente trasformarsi in un coro a più voci, che unite, scendono e scendono.

    Lo senti?

    Lo senti il canto della neve?

    Lo senti il dolce suono di milioni, miliardi di cristalli che sfiorano ogni tetto, ogni strada, ogni albero?

    Ascolta.

    Bianchi merletti, delicati impalpabili pizzi, che mano attenta e sapiente ha creato.

    E piano, una coperta avvolge ogni cosa.

    Soffice ricamo.

    Candore, ovunque.

    E ancora quel melodioso suono, una sinfonia lieve.

    Ascolta.

    L’imbrunire avanza e la magia ha inizio.

    Invisibile maestro d’orchestra che dirige note sussurrate.

    E lo sguardo, di bimbo, s’illumina sognando angeli.

    Il mondo, ovattato, ringrazia e dorme e respira. Piano.

    Tutto tace.

    Solo, ancora, s’ode il suono.

    Il lento canto della neve.

    November 09

    Aver tempo: grandissimo lusso dell'era moderna

    Il lusso del ventunesimo secolo? Il tempo. Ovvio, no? Oggi avere tempo a disposizione è diventato ormai un grande, grandissimo lusso. Che solo pochi possono permettersi. Anche trovare del tempo per leggere sembra ormai essere difficile. Il luogo tranquillo per eccellenza dove concedersi un buon libro, la casa, è diventato da tempo un luogo di distrazione: la televisione, Internet, il telefono... Tutte 'diavolerie' tecnologiche che permettono di tenerci in contatto con il resto del mondo, lasciando vagare la fantasia, senza troppa fatica. L'alternativa al nido domestico, per pura definizione, potrebbe essere la biblioteca. Evitando come la peste, anche in questo caso, le sale audiovisivi e informatica. Oppure, per chi fa parte di quella schiera di 'eletti' che riesce a leggere su qualsiasi mezzo in movimento senza soffrire di nausea (purtroppo non è il mio caso, sigh) i treni a lunga percorrenza possono venire incontro all'eterna mancanza di tempo per un buon libro. A dir la verità anche i treni locali, che ormai procedono a passo di lumaca, offrono questo allettante optional... Comunque, sì, fino ad una decina di anni fa, si riusciva a leggere anche in treno. Purtroppo però, da quando il telefono ha smesso di essere un oggetto utile ed irrinunciabile per mettersi in contatto con qualcuno lontano, per diventare un oggetto puramente musicale, altrettanto irrinunciabile a quanto sembra, riuscire a concentrarsi su una qualsiasi pagina scritta, è pura utopia. Allora dove, come, quando leggere? Sparse per le grandi città, ci sono bellissime librerie che oltre a compiere il dovere per cui esistono, mettono a disposizione della clientela confortevoli angolini riparati da sguardi indiscreti, poltroncine e divanetti in cui lasciarsi sprofondare, sottofondo appena percepibile di musica classica, zona caffetteria se non addirittura zona ristorante. In questi luoghi, dove in ogni metro cubo si respira cultura pura, è facile lasciarsi andare alla tentazione di sfogliare qualche pagina. Sempre che non si capiti poprio nel bel mezzo di una presentazione con tanto di autore armato di microfono. Quindi? Già gli italiani sono un popolo di non-lettori, se poi ci limitiamo a leggere qualcosa solo durante le vacanze estive, allora possiamo veramente vergognarci. Tempo fa un'amica scrisse che solo una categoria di persone può affermare di essere in possesso di questo grande privilegio, del tempo a disposizione: i carcerati. Non so come la pensiate voi, ma io preferisco non averlo quel tempo! Quello dei carcerati, intendo.

    Il mio commento ai lavori di A. Baricco

    In questo caso, faccio un'eccezione: non posso affatto intitolare il post "La mia recensione ai lavori di  A. Baricco" , non posso permettermelo, non ne sono all'altezza ed umilmente mi inchino al Genio, sì proprio al genio con la G maiuscola, del maestro. Mi limiterò quindi a inserire qui i miei commenti, solo semplici commenti, in qualità di lettrice. Ho sempre cercato di evitare in qualche modo e per quanto possibile, di leggere i libri degli autori classici contemporanei italiani. E non solo. Forse per una forma di repulsione nei confronti delle classifiche dei libri più venduti dove i nomi degli autori sono SEMPRE quelli dei soliti noti,  forse per tenermi fuori dalla 'mischia' delle letture di massa e di moda del momento. Quindi, ora, a diversi anni di distanza dalla loro pubblicazione, ho preso in mano volentieri sia "Seta" che "Senza sangue". Due Capolavori. Nel primo traspare, in ogni singola pagina, in ogni singola frase, la leggerezza, la semplicità, la poesia di una storia luminosa ed impalpabile, proprio come la seta. Una storia silenziosa, dove il silenzio ha il posto principale e 'fa parlare' le pagine. "Senza sangue" invece, al contrario di "Seta", è un racconto in bianco e nero, simile ad una pellicola americana degli anni '50. Ma per questo non meno bello. Anzi. Un racconto per molti versi che ricorda un film di anni fa sull'eccidio nei campi di concentramento. Un film in bianco e nero per l'appunto, dove il solo colore ad apparire era il cappottino rosso di una bimba. Allo stesso modo, in "Senza sangue", l'unica tinta a prevalere è il rosso della gonna della protagonista. Carico, intenso, struggente. Eppur semplice. Di una semplicità che solo un Genio come Baricco poteva trasformare in parole.
    November 02

    Vincenzo

    Vincenzo aveva diciott’anni. Era mio cugino e mio coetaneo.
    Vincenzo aveva una grande voglia di vivere, di lasciarsi trasportare dal fiume in piena della sua età.
    Aveva tanti progetti per il futuro.
    Ricordo che alle medie non era bravo: venne bocciato una volta. Non frequentò le scuole superiori, ma a quindici anni era già nel cantiere con suo padre, su e giù tutto il giorno dalle impalcature, a portare sacchi di cemento sulle spalle. Ma Vincenzo non se ne curava. Aveva braccia e gambe forti lui!
    Non beveva e non fumava ed alla discoteca preferiva di gran lunga trascorrere il tempo libero sul lago, con una canna in mano a pescare. Una volta riuscì a catturare una carpa di tre chili.
    Lui i soldi preferiva risparmiarli: gli sarebbero serviti per comperare l’auto. Una di quelle belle, con lo stereo ad otto casse e magari anche il motore truccato.
    Vincenzo aveva la ragazza. Si piacevano, si volevano bene.
    Facevano progetti per il futuro. Chissà...
    Intanto Vincenzo continuava su e giù dalle impalcature, portando sacchi di cemento sulle spalle.
    Una mattina però non volle andare a lavorare. Si sentiva stanco. Preferì restarsene a letto, aspettando che passasse.
    Il giorno dopo la stessa cosa. Durò una settimana: quella strana stanchezza non voleva andarsene.
    Il medico ordinò tutta una serie di esami.
    Era il periodo natalizio: lo ricordo bene, perché mio padre, quel giorno, aveva appeso il vischio alla porta di casa. “E’ di buon auspicio!”
    Quel pomeriggio gli zii vennero a farci visita. Io pensavo per gli auguri dell’occasione.
    Invece, la mazzata: ”Vincenzo ha un tumore. Un mostro grosso come un pugno in mezzo ai polmoni!”
    Non volevo crederci: un tumore a diciott’anni? Assurdo! Mi defilai quatta quatta, senza fare rumore, chiusa nella mia tristezza, rabbia, angoscia.
    Vincenzo iniziò il calvario della chemioterapia.
    Ogni quindici giorni, bombardate di veleno.
    Andai a trovarlo e lo vidi sereno e pieno di progetti come sempre, come se la malattia non lo avesse nemmeno sfiorato.
    Aveva perso i capelli, ma era forse anche più carino così.
    “Come stai?” chiedevo io.
    “Preferivo portare sacchi di cemento sulle spalle” rispondeva lui “ma và bene lo stesso!”
    Vincenzo doveva bere ogni giorno due bottiglie di acqua: “Per depurarmi delle schifezze che mi iniettano!”
    Andò avanti così per due anni.
    La chemio però stava funzionando. Si era ridotto di volume ed i medici avevano anche sottoposto Vincenzo ad un delicato intervento chirurgico, nell’intento di togliere il mostro.
    L’ultima volta che lo vidi era piena estate. Lo trovai ingrassato, felice perché il tumore stava regredendo. Incominciò a raccontarmi dei suoi progetti, dell’auto nuova che avrebbe presto comperato, delle canne da pesca che attendevano solo di catturare un’altra carpa di tre chili, dei sacchi di cemento che presto sarebbe tornato a portare sulle spalle.
    Vincenzo era felice perché avrebbe trascorso il fine settimana in montagna. Lui e la fidanzata soli in baita. Ormai il tumore era quasi stato vinto, perché rimandare ancora di vivere la vita?
    La chemio però l’aveva debilitato in modo impressionante.
    Lui che aveva braccia e gambe forti. Lui che saliva e scendeva dalle impalcature come un ragno.
    Vincenzo si prese la broncopolmonite e ritornò in ospedale.
    Ci rimase un mese.
    Poi un giorno arrivò la telefonata: “Vincenzo è morto!”
    Era il tredici settembre.
    E Vincenzo, con i suoi bellissimi vent’anni, si portò nella tomba tutti i progetti, le speranze per il futuro, l’auto nuova, le canne da pesca e le carpe di tre chili. I sacchi di cemento sulle spalle.
    Tutto! Il mostro gli portò via tutto a vent’anni.
    August 24

    Recensioni ai gialli di Valerio Varesi

    "Il fiume delle nebbie", il primo giallo della serie del commissario Soneri, è a mio avviso un bellissimo libro in cui l'autore, muovendo il suo personaggio tra paesaggi fluviali in cui il tempo sembra essersi fermato, spunti enogastronomici degni di slow food, ricordi di dolorosi passati, permette al lettore di avvicinarsi ad un mondo non a tutti conosciuto.
    L'inizio forse può sembrare troppo lento, così come alcuni passaggi, ma sicuramente è un giallo che prende e che spinge ad essere letto fino in fondo.
    Tornando al mio commento sul "Il fiume delle nebbie" devo ammettere che, non conoscendo l'ambiente provinciale del Po, mi ha incuriosito. Mi sono sentita come risucchiata in una cartolina in bianco e nero, dove la nebbia autunnale sfuma i contorni e li rende indistinti, improbabili. Ho seguito passo passo, nelle prime pagine, il scivolare senza guida della chiatta del Tonna. Mi sono sentita catapultata in un mondo tutto nuovo, proviciale appunto, ma non per questo meno attraente di quello classico cittadino, anzi... Anzi, devo ammettere che lo stile di Varesi nel descrivere i paesaggi è a dir poco unico, mi piace molto... Mi piace molto proprio perché riesce, facendo muovere i suoi personaggi in luoghi veri, a far passare quasi in secondo piano il delitto, il giallo... Del suo stile mi piace in particolar modo (e qui confesso che vorrei tanto saperlo fare anch'io) l'uso degli aggettivi, il saper combinare le parole in modo insolito e pur semplice e d'immediato effetto... Insomma, più che il giallo in se stesso, mi è piaciuto tutto il contorno, il resto... Mi è piaciuto molto il 'viaggio' sul Po che 'ho fatto' seguendo come un'ombra il commissario Soneri.
    Ed ecco qui il mio commento a "Le ombre di Montelupo"... il terzo della serie.
    Dunque, se ne "Il fiume delle nebbie" mi sono sentita risucchiata in una cartolina in bianco e nero, in quest'altro giallo mi sono come sentita catapultata in un quadro a colori... i colori autunnali delle montagne dove Soneri si muove.
    Io vivo in un paesello di montagna, quattro gatti, tanti boschi e tanto orgoglio... Quindi si può immaginare benissimo come mi ci sia ritrovata in tutto e per tutto nel romanzo. Anzi, dato che il periodo è più o meno quello giusto, mì è venuta voglia di andar per funghi...
    Anche in questo giallo, ho goduto in modo indescrivibile della bellezza della montagna, che Varesi ha saputo 'dipingere' in maniera impeccabile, ho annusato il profumo del bosco, ho ammirato il cielo azzurro, limpido, sgombro di nubi... Ho camminato con Soneri su e giù per i canaloni (che faticaccia!) e con lui mi sono riempita di malinconia per il tempo ormai passato, per le frasi non dette, per le cose non fatte... Geniale poi è stato il suo modo di snocciolare la vicenda "Salumi Rodolfi", riportando alla ribalta, seppur sotto altri nomi, le italiche 'magagne'. 
    Nel romanzo 'A mani vuote" invece sento molto la mancanza del paesaggio. Sì, proprio del paesaggio che in "Il fiume delle nebbie" e "Le ombre di Montelupo" mi hanno mostrato mondi incantati, fatto annusare profumi sconosciuti, accompagnato in passeggiate solitarie dove solo i suoni del fiume e del bosco rompevano il silenzio.
    In 'A mani vuote' manca proprio quell'affascinante scenario.
    Non sto dicendo che non m'è piaciuto, anzi... Mi ha permesso di osservare la quotidianità estiva non solo della sua città, Parma, ma soprattutto del lavoro delle forze dell'ordine.
    Qui Varesi ha descritto molto bene il clima atmosferico, marcandolo al punto che sembra anch'esso un personaggio del quale seguirne le vicende.
    Ma lasciatemelo dire ancora una volta, da NON cittadina come sono, non posso che rattristarmi per la mancanza dei suoi paesaggi abilmente dipinti.
    Comunque sia, ho notato che nei suoi gialli, Varesi lascia 'irrisolti' alcuni punti che invece (forse) al lettore piacerebbe vedere spiegati.
     
    August 22

    Nostalgia di lucciole

    Ricordo che c'erano le lucciole.
    Sì le lucciole, in quelle calde sere d'estate nel prato dietro casa.
    Giocavamo e ridevamo e correvamo su quel prato, noi, bambine.
    E non appena ci avvicinavamo alle lucciole, queste per dispetto spegnevano la loro magica lucina per poi riaccendersi e riapparire un po' più in là.
    Allora le rincorrevamo ancora: volevamo acchiapparle, chiudere in un vasetto di vetro e vedere l'effetto che fa. Ma non ci riuscivamo mai.
    "Le lucciole non si lasciano prendere, sono furbe loro... E se poi capita che le rinchiudete, loro muoiono di nostalgia" diceva il nonno.
    "Nostalgia per cosa?"
    "Nostalgia del prato, delle calde notti d'estate, della libertà perduta!"
    Era bello, allora... Nessun pensiero, nessun affanno...
    Solo noi, bambine nel buio, con una coperte di stelle in cielo.
    Non c'era l'illuminazione artificiale e fredda di anonimi lampioni a celare con un velo arancione quel bellissimo spettacolo notturno. Non c'era l'uso smodato di antiparassitari chimici a devastare il mondo minuto di quelle bestiole. Non c'erano le preoccupazioni di una vita frenetica a spegnere l'entusiasmo e le risa.
    Non c'era la nostalgia che ora m'attanaglia e mi toglie il respiro e mi fa sentire come una lucciola chiusa in un barattolo di vetro.
    La nostalgia del nonno e di quel tempo bellissimo.
    C'eravamo solo noi. Sì, ricordo che c'eravamo solo noi, con la spensieratezza di quell'età che lasciava spazio solo ai sogni, a correre felici nelle notti d'estate, tra le lucciole, nel prato dietro casa.

    Estate: tempo di vacanze e... compiti per le vacanze!

    La scorsa estate mio figlio, ormai in grado di ragionare con la propria zucca e replicare la sua opinione, mi fece notare che con la parola "vacanze" si intendeva un periodo di riposo e, nella fattispecie, riposo del cervello dopo nove mesi di duro lavoro sui libri. Quindi, perché questo accanirsi di insegnanti sui compiti delle vacanze? Perché "suggerire" ai genitori, che durante l'anno già spendono cifre esagerate per l'armamentario scolastico dei figli, di acquistare anche il fatidico libro dei compiti estivi?
    Ma finché trattasi di un centinaio di schede il cui scopo è solo quello di tenere allenata la mente degli scolari, si può anche chiudere un occhio e non fare drammi se si ritorna a scuola con un terzo di libro non completato: l'importante è ricordarsi le tabelline, le formule, le coniugazioni dei verbi etc.
    Io un compromesso l'ho trovato (anche senza tanta fatica): sorvolare su alcuni esercizi a patto di impegnarsi nella lettura di qualche libro/storia al giorno.....
    Ovvio che il trucco c'è (buona sì, fessa no!): mio figlio infatti adora leggere, di tutto e di più... soprattutto Topolino!
    Così, contento lui, contenta io!!!
    Penso però al tormentone degli studenti delle scuole superiori, che come compito per le vacanze, dovranno leggersi decine di libri, sempre gli stessi autori. Gli stessi studiati sui banchi di scuola nei mesi invernali: Calvino, Sciascia, Levi, Pirandello, Svevo, Pasolini tanto per citarne alcuni noti.
    Quindi la domanda si pone da sé: ha ancora senso nel 2007, imporre la lettura dei classici anche nel periodo estivo? E soprattutto, perché dare agli studenti sempre e solo i soliti titoli noti? Perché non imboccare la via della novità, del cambiamento?
    Forse tutto dipende dagli stessi professori che (per inerzia?) non osano di più. Molti non conoscono nemmeno i buoni libri contemporanei: c'è veramente poca voglia di buttarsi, di scoprire nuovi classici. Qualcuno si giustifica dicendo che queste letture servono per creare una base culturale su cui lavorare poi durante l'anno scolastico...
    D'accordo, ma a mio avviso i "mattoni" cui sono sottoposti gli studenti, non fanno altro che allontanare i ragazzi dal piacere di un buon libro. Una specie di perversa punizione alla quale i nostri figli si ribellano, con il risultato che poi da adulti i libri li odieranno, così come purtroppo accade già oggi a moltissimi genitori, "vittime" di un "regime scolastico" troppo severo. Ricordiamoci che l'Italia è ultima in Europa in fatto di lettura.
    Perché quindi non correre ai ripari, in fretta, e rivedere il "modus operandi" di molti insegnanti?
    Un compromesso si può sempre trovare, no?
    Non sarebbe bello (e democratico) se i ragazzi si dedicassero alla lettura di pochi libri buoni, scelti con cura tra i classici ed i contemporanei, permettendo loro così di godere del vero incanto di un libro e non vedendolo solo come un "orco cattivo"?
    Le letture per l'estate devono essere uno strumento per avvicinare i ragazzi ai libri, ben venga anche la cultura, ma lasciamo che siano loro a scegliere. Se poi impareranno a rispettare autori e titoli classici, una volta adulti ci ritorneranno sopra più volentieri e leggendoli da un punto di vista maturo, sicuramente riusciranno ad apprezzarli di più di quanto non facciano ora.
     
    July 28

    Come diventare una J.K. Rowling

    Ecco alcuni consigli semi-seri per chi vuole imitare l'autrice di Harry Potter e magari riuscire a fare la sua fortuna:
    1. iniziare con il consolarsi... all'inizio Harry Potter fu rifiutato da dodici case editrici;
    2. prendersi un agente (e chi si fida più degli agenti?);
    3. sposarsi qualcuno di famoso (basta avere un nome e subito ti pubblicano tutto!);
    4. se proprio non si riesce a trovare una casa editrice disposta a pubblicare il lavoro, allora darsi al 'fai da te', ovvero pubblicare il romanzo in proprio, sborsando fior di soldini e naturalmente arrangiarsi con la distribuzione;
    5. se siete femmina, allora limitate il vostro nome e cognome alle sole iniziali: la Rowling all'inizio fu obbligata a firmare i suoi lavori con le iniziali J.K.R., per eludere il suo sesso, femminile appunto;
    6. se il vostro romanzo è sul genere fantasy, allora fate scorta di nuovi termini inventati da inserire qua e là... lei c'è riuscita benissimo con babbani, dissennatori, auror, cioccorane etc.
    7. evitare di spettegolare ai quattro venti la vostra idea ancor prima di essersi messo le spalle al sicuro sui diritti d'autore;
    8. una volta terminato il lavoro, prima ancora di spedirlo alle case editrici, riemipirlo di firme e timbri con la data (notaio, posta, raccomandate a/r, avvocato etc.) che attestino almeno la vostra proprietà nel tal giorno... Successivamente spedire ed incrociare le dita;
    9. se le dita incrociate non funzionano, allora provare con il vodoo;
    10. se trovate il sistema per fare la fortuna della Rowling, fatemelo sapere! In fin dei conti, io vi ho dato nove dritte!Caldo 
    May 26

    il posto giusto per i libri

    Ultimamente trovo scritto un po' ovunque, commenti particolari riguardo la collocazione ideale dei libri in casa. Alcuni ritengono che una biblioteca in camera da letto sia comoda, di pronta consultazione: basta allungare la mano standosene tranquilli a letto, aprire il libro, leggere un paio di pagine ed ecco che per magia il sonno arriva... E non c'è neppure la seccatura di doversi alzare da un posto comodo per andare a letto: tanto ci si è già! Comunque, qualcuno ovviamente è contrario a questa sistemazione. I libri sugli scaffali si riempiono di polvere e quindi non è molto igienico. Inoltre, e qui potrei anche essere d'accordo, perchè rilegare i volumi in una stanza della casa che non è accessibile a tutti? Meglio far bella mostra in salotto, su librerie in legno massiccio o meglio acciaio indistruttibile (come sono brutte le librerie in legno i cui ripiani si sono incurvati sotto il peso dei tomi!)... Già! Però questo si può fare se si dispone di un numero limitato di titoli, altrimenti si rischia di veder tappezzate le quattro pareti attorno al divano. Ma allora qual'è il posto giusto per i libri in casa? Non di certo la cucina: a lungo andare le pagine si impregnerebbero di odori non proprio gradevoli, anche se sarebbe divertente leggere 'Il vecchio e il mare' dal profumo di zuppa di pesce o 'Alice nel paese delle meraviglie' dal profumo di biscotti appena sfornati...
    Nemmeno il bagno si addice come stanza per la raccolta dei libri (anche se moltissime persone accanto al wc hanno una raccolta di libri e riviste non indifferente!).
    Nell'atrio c'è pochissimo spazio e quel poco che c'è è già occupato da portaombrelli, appendiabiti e mobiletto 'appoggiachiavi'.
    Quindi, il più delle volte i poveri volumi hanno una triste collocazione all'interno delle mura domestiche: quando va bene si riesce a trovare dello spazio su mensole ardite nello studio (locale di per sé ultrastipato) o nei peggiori dei casi, in bauli o scatoloni accatastati in garage o cantina, dove l'anonimato viene infranto con sigle del tipo 'libri liceo', 'tascabili per il macero' o 'già letti'......
    Insomma, i nostri cari compagni di molte avventure, che ci hanno fatto sognare, rabbrividire, riflettere, dopo essere stati letti vengono bistrattati passando in secondo, terzo piano. Non sono più utili e quindi non sappiamo più dove sistemarli.
    Potranno mai perdonarci???   
    May 05

    Recensione a "Inchiesta su Gesù" di Augias/Pepe

    Sull'onda del successo de "Il Codice da Vinci" è uscito recentemente anche "Inchiesta su Gesù" di Augias/Pepe, ovvero quella che potrebbe essere la continuazione del libro di Bart D. Ehrmann "La verità sul Codice da Vinci". Quest'ultimo, restando fermo nella posizione di 'smantellatore' delle tesi costruite da Dan Brown,  srotola un bel lavoro in cui il lettore può finalmente capire quelle che sono state le origini della Chiesa Cattolica, le fondamenta buttate da Costantino ed il Consiglio di Nicea. Il lavoro di Augias, invece mette al torchio i Vangeli, sia quelli canonici che quelli apocrifi, confrontando le varie testimonianze sulla vita di Gesù e scoprendo moltissime incongruenze che spesso all'occhio (cieco?) del fedele non appaiono così marcate. "Inchiesta su Gesù" è piuttosto ripetitivo, non segue un filo logico, non ha una 'scaletta'. Insomma, a mio avviso poteva essere fatto meglio. I contenuti sono interessanti e sicuramente vanno approfonditi, con una lettura incrociata dei vari Vangeli.
    Anche in questo caso, non è tutto oro quel che luccica.
    March 07

    Editori e tendenze: tanto fumo e niente arrosto.....

    Recentemente, su un inserto specializzato di un quotidiano nazionale, ho trovato un trafiletto che descriveva le tendenze letterarie delle case editrici e l'andamento delle stesse indirizzato principalmente verso le novità, gli inediti etc..... Insomma, le prime righe facevano così: "Tendenze: 1° editori e relative redazioni preferibilmente molto giovani. Sono in parecchi ormai.
    2° editori che puntano sempre più sulla narrativa: pericolosa ma capace di forte visibilità sui media (anche quando non la meriterebbero) e le classifiche confermano.
    3° editori che, nella narrativa, riconoscono la potenza espressiva delle donne scrittrici lasciando loro una sorta di primato."
     
    Ora, non sarò un guru dell'editoria, in fatto di redazioni non ho che minimi contatti, non sono e non pretendo di essere una gran scrittrice, ma quanto scritto dall'eminente quotidiano mi lascia perplessa: non è che forse si stia parlando di editori stranieri? Per quel poco che ho potuto conoscere io, nel mondo dell'editoria italiana (quella grossa fetta della torta che si spartiscono in pochi) c'è:
    1° una sorta di nonnismo e di cecità di fronte a tantissimi talentuosi, inediti, sconosciuti scrittori;
    2° prevalenza di tiratura di saggistica anziché di narrativa (la maggior parte della narrativa stampata appartiene ad autori stranieri, mentre quei pochi italiani sono sempre gli stessi!);
    3° non viene riconosciuta affatto la potenza espressiva delle donne, men che meno delle donne casalinghe con il fatidico manoscritto nel cassetto.....
     
    Lascio a voi l'occasione di replica.....
    Io ho detto la mia! 
    February 19

    Recensione a "La scuola dei desideri" di Joanne Harris

    "E' l'inizio di un nuovo anno scolastico. A St. Oswald, esclusivo collegio maschile del nord dell'Inghilterra, si respira aria di cambiamento........ Ma l'inizio dell'anno scolastico porta con sé dei contrattempi.... Tutto comincia con una serie di incidenti...... tanto da mettere a rischio la sopravvivenza della scuola stessa...... Il passato ritorna, sulla scuola incombe un'atroce vendetta......"
    Un romanzo davvero intelligente, appasionante, avvincente!
    Una tecnica narrativa singolare, unica.... forse un po' difficile al principio, ma che poi coinvolgerà il lettore con la sua trama ipnotica, capitolo dopo capitolo, fino all'ultimo incredibile colpo di scena.
    Un noir valido, una storia interessante, un susseguirsi di avvenimenti che tengono appiccicati al libro. Ed un finale inimmaginabile......

    February 08

    Recensione a "Le vie delle signore sono infinite" di Alessandra Appiano

    Lo dico chiaro e tondo: non mi è affatto piaciuto.
    Un malriuscito tentativo di parodia ironica sulle donne della Milano bene, afflitte dall'età che impietosa avanza, dalle rughe e dai segni del tempo che con l'aiuto di un portafoglio a fisarmonica si cercano di arginare, di mariti traditori e mogli che gridano vendetta, di arriviste ragazze madri, di fidanzate cornificate che si buttano sul volontariato per insabbiare il dolore e la paura di una relazione seria, di madri che rimpiangono la perduta libertà e senza alcuna felicità allevano i propri marmocchi, di 'desperate housewives' all'italiana che provano l'euforia del mondo dello spettacolo tuffandosi, per ripicche coniugali nei reality, di amicizia apparentemente disinteressata tutta al femminile......
    Insomma, un mondo che non rispecchia assolutamente, secondo me, quello reale fatto di madri e mogli che si fanno in quattro tra il lavoro e la casa, quello di semplici operaie che con un misero stipendio riescono a malapena a permettersi il parrucchiere due volte l'anno, quello di ragazze anoressiche o sovrappeso a causa dell'alimentazione ipercalorica moderna, quello di casalinghe di provincia felici ed appagate, il mondo di tutte quelle donne che vedono il fatidico numero quaranta, non come un arrivo oltre il quale ci sono solo rughe da tirare, lifting o seni cadenti da rifare, ma bensì come un punto di partenza che porta alla scoperta di un mondo tutto nuovo.
    Un solo consiglio mi viene in mente per l'autrice: di farsi un bel giro nell'italica provincia e conoscere veramente le donne, veraci ma pur femminili, che vivono il Bel Paese.....
    Lo posso consigliare solo per una lettura disimpegnata sotto l'ombrellone! Nulla di più!!!!!
    January 27

    Libri ed educazione alla lettura

    Perchè l'Italia occupa l'ultimo posto nella classifica europea delle nazioni che leggono di più? Perchè in Italia non esiste una vera e propria educazione alla lettura, o meglio, perchè quest'educazione non è stata inculcata prima? Siamo sempre gli ultimi?
     
    E' deprimente sapere che, se nei paesi del nord Europa i bambini in età scolare, dico bambini e non adulti, leggono qualcosa come 200 libri l'anno, in Italia i nostri si fermano, se va bene, ad una decina...... E chissà cosa e quanto leggeranno allora gli adulti!?!?!
     
    Colpa forse del tempo rigido, del lungo inverno che nei paesi scandinavi obbligano le persone a rintanarsi in casa, sul divano, sotto la coperta, con un buon libro in mano? Sì, forse sarà per questo....... perchè in Italia invece, con il nostro bel clima mediterraneo, col cavolo che ce ne stiamo rintanati... al primo tepore ci fiondiamo all'esterno, a fare una bella passeggiata, in centro a cerca di occasioni, sul lungomare ad inviare freneticamente sms agli amici......
    Sì, sicuramente sarà colpa della latitudine.
    Non si possono certo colpevolizzare i genitori che non spingono i figli a leggere, dopo che gli stessi genitori sono stati per anni e anni 'vittime' innocenti di cattivi professori di italiano che, anzichè insegnare ad amare un libro, hanno perso tempo prezioso inculcando ed insistendo, fino a rasentare il masochismo, con quei benedetti Carducci, Manzoni, Leopardi, Sascia & co.
    Perchè prendersela con i genitori che per anni, sui banchi di scuola, si sono lasciati andare a dolci sonnellini mentre la prof. spiegava e rispiegava e s'intestardiva sulla Divina Commedia? Che colpa ne hanno questi poveri quarantenni se l'insegnante ha loro insegnato ad odiare qualsiasi testo scritto, anzichè alleggerire quelle lunghe e noiose ore di lettere spingendo gli studenti alla lettura di qualcosa, di qualunque cosa che non fosse considerato 'polpettone'?
     
    Insomma, come si può pretendere che un padre che ancora ha gli incubi di notte sull'interrogazione imminente sul D'Annunzio, possa preferire una buona lettura sul lettone in compagnia del figlio, ad un reality show in tv?
     
    Quanto ho scritto sopra vuole essere una provocazione...... un incipt alla riflessione del perchè nel nostro Bel Paese si legga ancora così poco, nonostante le biblioteche ultrarifornite, gli incontri ed i caffè letterari, i concorsi che premiano decine e decine di titoli l'anno, i progetti di sensibilizzazione nelle scuole, da quelle dell'infanzia fino a quelle superiori......
    Io ho gettato il sasso, a voi spetta il compito di approfondire.....
     
    January 20

    La letteratura classica sta scomparendo?

    da alcune settimane sulla carta stampata si legge di un'ipotetica quanto probabile 'catastrofe letteraria'. Si parla (e qui gli intellettuali italiani inorridiscono) del fatto che negli Stati Uniti, molte biblioteche cittadine abbiano preso la malsana decisione di gettare al macero i testi classici della letteratura mondiale: questo perchè i tomi, padri della cultura moderna, vengono poco, se non addirittura per nulla richiesti dai lettori, facendo brutta figura se messi a confronto invece con i richiestissimi Dan Brown, Follett, Allende, Grisham, Hosseini & co...... Poichè le biblioteche, così come ormai le abitazioni cittadine, dispongono di spazio sempre più limitato, sembra che i bibliotecari si siano trovati di fronte al dilemma di dove accatastare i testi ormai impolverati e non trovando soluzione migliore, abbiano deciso di eliminare senza remore ciò che è vecchio (in tutti i sensi).
    Da qui l'orrore del mondo culturale del vecchio continente, Italia compresa. Cosa faremmo mai se tale provvedimento venisse attuato anche da noi? Come potremmo sentirci con la coscienza a posto dopo aver eliminato il caro vecchio Cicerone, Virgilio, Platone o peggio ancora Dante o Manzoni? Ci sentiremmo sicuramente nudi, privati di quella importantissima radice culturale che ci lega al passato.
    No. Di fronte a tale scempio d'Oltreoceano, i nostri intellettuali inorridiscono sì, ma dormono sonni tranquilli, perchè mai e poi mai ciò potrà accadere anche nel Bel Paese......
    E qui casca l'asino.....
    Tutto questo per arrivare al punto che vorrei esporre: pochi giorni fa (neanche farlo apposta, proprio quando nasceva tale polemica) mi recai in biblioteca alla ricerca di qualcosa di interessante da leggere..... Da un po' di tempo mi trovo a rileggere i classici, ed in quell'occasione, il mio sguardo cade su C. Dickens..... perchè non leggere 'Canto di Natale'?????
    Dò un'occhiata all'ultima pagina dove c'è il cartellino con la dicitura 'Devo restituire questo libro entro il'....... Ebbene le date sono presto elencate: quattro in tutto, ovvero una nell'anno 1983, una seconda nell'anno 1994, una terza nel 2004 e l'ultima (la mia) nel gennaio 2007......
    Tutto questo per porre in evidenza il fatto che se un classico 'tranquillo, semplice, facile' come il Canto di Natale viene letto SOLO 4 VOLTE NEL GIRO DI 24 ANNI, beh allora possiamo dire veramente che anche in Italia siamo sulla buona strada per fare presto un bel falò con ciò che è vecchio, non richiesto e soprattutto non letto!!!!
    December 31

    recensione de "Il Codice da Vinci"

    Dunque, colgo l'occasione lanciata da Aldo che nel suo blog inserisce i libri di Dan Brown tra i suo i preferiti e desidero postare qui la mia libera recensione al libro tanto discusso negli ultimi anni.
    Per quel che mi riguarda, ho letto "Il Codice da Vinci" ancora nei primissimi tempi della sua uscita in Italia e l'ho subito individuato per quello che è: un romanzo giallo. Punto e basta!
    Alla sua uscita, sono seguite numerosissime polemiche nonchè tutta una serie bibliografica che approfittava dell'occasione cavalcando l'onda del successo riscosso dal libro del Brown.
    Come ho detto sopra, il libro non ha suscitato in me nessun sentimento, positivo o negativo che sia, perchè l'ho letto tenendo ben presente il fatto che si trattava comunque di un romanzo, i cui contenuti dovevano assolutamente essere presi 'con le molle' ed in caso di dubbio verificati.
    Ed è appunto quello che ho fatto io: ho cercato un testo che mi spiegasse con parole povere la nascita del cristianesimo, le sue fondamenta. Un testo serio e scritto da persone competenti. Ho trovato in biblioteca "La verità sul Codice da Vinci" di Bart D. Ehrman, storico di teologia, che mi ha aiutato a capire e chiarire laddove il Brown aveva sapientemente "rivoltato la frittata", al solo scopo di rendere verosimilmente credibile la sua storia.
    Consiglio a tutti coloro che hanno letto "Il Codice da Vinci" di approfondire l'argomento leggendo non solo il testo che ho citato sopra, ma anche i Vangeli Apocrifi.
    Infine, sono dell'idea che la Chiesa stessa, nel momento in cui ha invitato la gente alla NON lettura, sia stata involontariamente fautrice di gran parte del successo riscosso dal libro di Dan Brown, favorendo l'insorgere di dubbi e mettendo a repentaglio la propria credibilità.
    Detto questo, torno a ribadire che sono dell'idea che l'autore ha sì avuto grande fantasia e intuito nel mettere insieme una tale storia, ma che deve appunto essere letta per quello che è. Una storia.
     
    December 29

    Benevenuti

    Benvenuti a tutti coloro che vorranno utilizzare questo mio blog di aspiranti scrittori per postare messaggi, scambiare e chiedere consigli, per quanto riguarda il magico mondo dei libri e di chi, come me, ha il cosiddetto 'romanzo nel cassetto' ma trova un sacco di difficoltà nel riuscire a farlo pubblicare.
     
    Oltre a tutto ciò, vorrei discutere con voi dei concorsi letterari, delle librerie e di quanto offrono: insomma di tutto quanto gira attorno ai libri!