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    August 24

    Recensioni ai gialli di Valerio Varesi

    "Il fiume delle nebbie", il primo giallo della serie del commissario Soneri, è a mio avviso un bellissimo libro in cui l'autore, muovendo il suo personaggio tra paesaggi fluviali in cui il tempo sembra essersi fermato, spunti enogastronomici degni di slow food, ricordi di dolorosi passati, permette al lettore di avvicinarsi ad un mondo non a tutti conosciuto.
    L'inizio forse può sembrare troppo lento, così come alcuni passaggi, ma sicuramente è un giallo che prende e che spinge ad essere letto fino in fondo.
    Tornando al mio commento sul "Il fiume delle nebbie" devo ammettere che, non conoscendo l'ambiente provinciale del Po, mi ha incuriosito. Mi sono sentita come risucchiata in una cartolina in bianco e nero, dove la nebbia autunnale sfuma i contorni e li rende indistinti, improbabili. Ho seguito passo passo, nelle prime pagine, il scivolare senza guida della chiatta del Tonna. Mi sono sentita catapultata in un mondo tutto nuovo, proviciale appunto, ma non per questo meno attraente di quello classico cittadino, anzi... Anzi, devo ammettere che lo stile di Varesi nel descrivere i paesaggi è a dir poco unico, mi piace molto... Mi piace molto proprio perché riesce, facendo muovere i suoi personaggi in luoghi veri, a far passare quasi in secondo piano il delitto, il giallo... Del suo stile mi piace in particolar modo (e qui confesso che vorrei tanto saperlo fare anch'io) l'uso degli aggettivi, il saper combinare le parole in modo insolito e pur semplice e d'immediato effetto... Insomma, più che il giallo in se stesso, mi è piaciuto tutto il contorno, il resto... Mi è piaciuto molto il 'viaggio' sul Po che 'ho fatto' seguendo come un'ombra il commissario Soneri.
    Ed ecco qui il mio commento a "Le ombre di Montelupo"... il terzo della serie.
    Dunque, se ne "Il fiume delle nebbie" mi sono sentita risucchiata in una cartolina in bianco e nero, in quest'altro giallo mi sono come sentita catapultata in un quadro a colori... i colori autunnali delle montagne dove Soneri si muove.
    Io vivo in un paesello di montagna, quattro gatti, tanti boschi e tanto orgoglio... Quindi si può immaginare benissimo come mi ci sia ritrovata in tutto e per tutto nel romanzo. Anzi, dato che il periodo è più o meno quello giusto, mì è venuta voglia di andar per funghi...
    Anche in questo giallo, ho goduto in modo indescrivibile della bellezza della montagna, che Varesi ha saputo 'dipingere' in maniera impeccabile, ho annusato il profumo del bosco, ho ammirato il cielo azzurro, limpido, sgombro di nubi... Ho camminato con Soneri su e giù per i canaloni (che faticaccia!) e con lui mi sono riempita di malinconia per il tempo ormai passato, per le frasi non dette, per le cose non fatte... Geniale poi è stato il suo modo di snocciolare la vicenda "Salumi Rodolfi", riportando alla ribalta, seppur sotto altri nomi, le italiche 'magagne'. 
    Nel romanzo 'A mani vuote" invece sento molto la mancanza del paesaggio. Sì, proprio del paesaggio che in "Il fiume delle nebbie" e "Le ombre di Montelupo" mi hanno mostrato mondi incantati, fatto annusare profumi sconosciuti, accompagnato in passeggiate solitarie dove solo i suoni del fiume e del bosco rompevano il silenzio.
    In 'A mani vuote' manca proprio quell'affascinante scenario.
    Non sto dicendo che non m'è piaciuto, anzi... Mi ha permesso di osservare la quotidianità estiva non solo della sua città, Parma, ma soprattutto del lavoro delle forze dell'ordine.
    Qui Varesi ha descritto molto bene il clima atmosferico, marcandolo al punto che sembra anch'esso un personaggio del quale seguirne le vicende.
    Ma lasciatemelo dire ancora una volta, da NON cittadina come sono, non posso che rattristarmi per la mancanza dei suoi paesaggi abilmente dipinti.
    Comunque sia, ho notato che nei suoi gialli, Varesi lascia 'irrisolti' alcuni punti che invece (forse) al lettore piacerebbe vedere spiegati.
     
    August 22

    Nostalgia di lucciole

    Ricordo che c'erano le lucciole.
    Sì le lucciole, in quelle calde sere d'estate nel prato dietro casa.
    Giocavamo e ridevamo e correvamo su quel prato, noi, bambine.
    E non appena ci avvicinavamo alle lucciole, queste per dispetto spegnevano la loro magica lucina per poi riaccendersi e riapparire un po' più in là.
    Allora le rincorrevamo ancora: volevamo acchiapparle, chiudere in un vasetto di vetro e vedere l'effetto che fa. Ma non ci riuscivamo mai.
    "Le lucciole non si lasciano prendere, sono furbe loro... E se poi capita che le rinchiudete, loro muoiono di nostalgia" diceva il nonno.
    "Nostalgia per cosa?"
    "Nostalgia del prato, delle calde notti d'estate, della libertà perduta!"
    Era bello, allora... Nessun pensiero, nessun affanno...
    Solo noi, bambine nel buio, con una coperte di stelle in cielo.
    Non c'era l'illuminazione artificiale e fredda di anonimi lampioni a celare con un velo arancione quel bellissimo spettacolo notturno. Non c'era l'uso smodato di antiparassitari chimici a devastare il mondo minuto di quelle bestiole. Non c'erano le preoccupazioni di una vita frenetica a spegnere l'entusiasmo e le risa.
    Non c'era la nostalgia che ora m'attanaglia e mi toglie il respiro e mi fa sentire come una lucciola chiusa in un barattolo di vetro.
    La nostalgia del nonno e di quel tempo bellissimo.
    C'eravamo solo noi. Sì, ricordo che c'eravamo solo noi, con la spensieratezza di quell'età che lasciava spazio solo ai sogni, a correre felici nelle notti d'estate, tra le lucciole, nel prato dietro casa.

    Estate: tempo di vacanze e... compiti per le vacanze!

    La scorsa estate mio figlio, ormai in grado di ragionare con la propria zucca e replicare la sua opinione, mi fece notare che con la parola "vacanze" si intendeva un periodo di riposo e, nella fattispecie, riposo del cervello dopo nove mesi di duro lavoro sui libri. Quindi, perché questo accanirsi di insegnanti sui compiti delle vacanze? Perché "suggerire" ai genitori, che durante l'anno già spendono cifre esagerate per l'armamentario scolastico dei figli, di acquistare anche il fatidico libro dei compiti estivi?
    Ma finché trattasi di un centinaio di schede il cui scopo è solo quello di tenere allenata la mente degli scolari, si può anche chiudere un occhio e non fare drammi se si ritorna a scuola con un terzo di libro non completato: l'importante è ricordarsi le tabelline, le formule, le coniugazioni dei verbi etc.
    Io un compromesso l'ho trovato (anche senza tanta fatica): sorvolare su alcuni esercizi a patto di impegnarsi nella lettura di qualche libro/storia al giorno.....
    Ovvio che il trucco c'è (buona sì, fessa no!): mio figlio infatti adora leggere, di tutto e di più... soprattutto Topolino!
    Così, contento lui, contenta io!!!
    Penso però al tormentone degli studenti delle scuole superiori, che come compito per le vacanze, dovranno leggersi decine di libri, sempre gli stessi autori. Gli stessi studiati sui banchi di scuola nei mesi invernali: Calvino, Sciascia, Levi, Pirandello, Svevo, Pasolini tanto per citarne alcuni noti.
    Quindi la domanda si pone da sé: ha ancora senso nel 2007, imporre la lettura dei classici anche nel periodo estivo? E soprattutto, perché dare agli studenti sempre e solo i soliti titoli noti? Perché non imboccare la via della novità, del cambiamento?
    Forse tutto dipende dagli stessi professori che (per inerzia?) non osano di più. Molti non conoscono nemmeno i buoni libri contemporanei: c'è veramente poca voglia di buttarsi, di scoprire nuovi classici. Qualcuno si giustifica dicendo che queste letture servono per creare una base culturale su cui lavorare poi durante l'anno scolastico...
    D'accordo, ma a mio avviso i "mattoni" cui sono sottoposti gli studenti, non fanno altro che allontanare i ragazzi dal piacere di un buon libro. Una specie di perversa punizione alla quale i nostri figli si ribellano, con il risultato che poi da adulti i libri li odieranno, così come purtroppo accade già oggi a moltissimi genitori, "vittime" di un "regime scolastico" troppo severo. Ricordiamoci che l'Italia è ultima in Europa in fatto di lettura.
    Perché quindi non correre ai ripari, in fretta, e rivedere il "modus operandi" di molti insegnanti?
    Un compromesso si può sempre trovare, no?
    Non sarebbe bello (e democratico) se i ragazzi si dedicassero alla lettura di pochi libri buoni, scelti con cura tra i classici ed i contemporanei, permettendo loro così di godere del vero incanto di un libro e non vedendolo solo come un "orco cattivo"?
    Le letture per l'estate devono essere uno strumento per avvicinare i ragazzi ai libri, ben venga anche la cultura, ma lasciamo che siano loro a scegliere. Se poi impareranno a rispettare autori e titoli classici, una volta adulti ci ritorneranno sopra più volentieri e leggendoli da un punto di vista maturo, sicuramente riusciranno ad apprezzarli di più di quanto non facciano ora.