Paola's profilePaolaPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    November 28

    filosofeggiando...

    scrivo...
    ergo sum!!!
    November 19

    Il canto della neve

    Ecco, scende! La vedi?

    Guarda attraverso il grigio vapore sui vetri, nella luce del crepuscolo che fioca dolce da sopra le nubi.

    Solitari danzano e sussurrano, dapprima, gli sparuti fiocchi candidi per poi, lentamente trasformarsi in un coro a più voci, che unite, scendono e scendono.

    Lo senti?

    Lo senti il canto della neve?

    Lo senti il dolce suono di milioni, miliardi di cristalli che sfiorano ogni tetto, ogni strada, ogni albero?

    Ascolta.

    Bianchi merletti, delicati impalpabili pizzi, che mano attenta e sapiente ha creato.

    E piano, una coperta avvolge ogni cosa.

    Soffice ricamo.

    Candore, ovunque.

    E ancora quel melodioso suono, una sinfonia lieve.

    Ascolta.

    L’imbrunire avanza e la magia ha inizio.

    Invisibile maestro d’orchestra che dirige note sussurrate.

    E lo sguardo, di bimbo, s’illumina sognando angeli.

    Il mondo, ovattato, ringrazia e dorme e respira. Piano.

    Tutto tace.

    Solo, ancora, s’ode il suono.

    Il lento canto della neve.

    November 09

    Aver tempo: grandissimo lusso dell'era moderna

    Il lusso del ventunesimo secolo? Il tempo. Ovvio, no? Oggi avere tempo a disposizione è diventato ormai un grande, grandissimo lusso. Che solo pochi possono permettersi. Anche trovare del tempo per leggere sembra ormai essere difficile. Il luogo tranquillo per eccellenza dove concedersi un buon libro, la casa, è diventato da tempo un luogo di distrazione: la televisione, Internet, il telefono... Tutte 'diavolerie' tecnologiche che permettono di tenerci in contatto con il resto del mondo, lasciando vagare la fantasia, senza troppa fatica. L'alternativa al nido domestico, per pura definizione, potrebbe essere la biblioteca. Evitando come la peste, anche in questo caso, le sale audiovisivi e informatica. Oppure, per chi fa parte di quella schiera di 'eletti' che riesce a leggere su qualsiasi mezzo in movimento senza soffrire di nausea (purtroppo non è il mio caso, sigh) i treni a lunga percorrenza possono venire incontro all'eterna mancanza di tempo per un buon libro. A dir la verità anche i treni locali, che ormai procedono a passo di lumaca, offrono questo allettante optional... Comunque, sì, fino ad una decina di anni fa, si riusciva a leggere anche in treno. Purtroppo però, da quando il telefono ha smesso di essere un oggetto utile ed irrinunciabile per mettersi in contatto con qualcuno lontano, per diventare un oggetto puramente musicale, altrettanto irrinunciabile a quanto sembra, riuscire a concentrarsi su una qualsiasi pagina scritta, è pura utopia. Allora dove, come, quando leggere? Sparse per le grandi città, ci sono bellissime librerie che oltre a compiere il dovere per cui esistono, mettono a disposizione della clientela confortevoli angolini riparati da sguardi indiscreti, poltroncine e divanetti in cui lasciarsi sprofondare, sottofondo appena percepibile di musica classica, zona caffetteria se non addirittura zona ristorante. In questi luoghi, dove in ogni metro cubo si respira cultura pura, è facile lasciarsi andare alla tentazione di sfogliare qualche pagina. Sempre che non si capiti poprio nel bel mezzo di una presentazione con tanto di autore armato di microfono. Quindi? Già gli italiani sono un popolo di non-lettori, se poi ci limitiamo a leggere qualcosa solo durante le vacanze estive, allora possiamo veramente vergognarci. Tempo fa un'amica scrisse che solo una categoria di persone può affermare di essere in possesso di questo grande privilegio, del tempo a disposizione: i carcerati. Non so come la pensiate voi, ma io preferisco non averlo quel tempo! Quello dei carcerati, intendo.

    Il mio commento ai lavori di A. Baricco

    In questo caso, faccio un'eccezione: non posso affatto intitolare il post "La mia recensione ai lavori di  A. Baricco" , non posso permettermelo, non ne sono all'altezza ed umilmente mi inchino al Genio, sì proprio al genio con la G maiuscola, del maestro. Mi limiterò quindi a inserire qui i miei commenti, solo semplici commenti, in qualità di lettrice. Ho sempre cercato di evitare in qualche modo e per quanto possibile, di leggere i libri degli autori classici contemporanei italiani. E non solo. Forse per una forma di repulsione nei confronti delle classifiche dei libri più venduti dove i nomi degli autori sono SEMPRE quelli dei soliti noti,  forse per tenermi fuori dalla 'mischia' delle letture di massa e di moda del momento. Quindi, ora, a diversi anni di distanza dalla loro pubblicazione, ho preso in mano volentieri sia "Seta" che "Senza sangue". Due Capolavori. Nel primo traspare, in ogni singola pagina, in ogni singola frase, la leggerezza, la semplicità, la poesia di una storia luminosa ed impalpabile, proprio come la seta. Una storia silenziosa, dove il silenzio ha il posto principale e 'fa parlare' le pagine. "Senza sangue" invece, al contrario di "Seta", è un racconto in bianco e nero, simile ad una pellicola americana degli anni '50. Ma per questo non meno bello. Anzi. Un racconto per molti versi che ricorda un film di anni fa sull'eccidio nei campi di concentramento. Un film in bianco e nero per l'appunto, dove il solo colore ad apparire era il cappottino rosso di una bimba. Allo stesso modo, in "Senza sangue", l'unica tinta a prevalere è il rosso della gonna della protagonista. Carico, intenso, struggente. Eppur semplice. Di una semplicità che solo un Genio come Baricco poteva trasformare in parole.
    November 02

    Vincenzo

    Vincenzo aveva diciott’anni. Era mio cugino e mio coetaneo.
    Vincenzo aveva una grande voglia di vivere, di lasciarsi trasportare dal fiume in piena della sua età.
    Aveva tanti progetti per il futuro.
    Ricordo che alle medie non era bravo: venne bocciato una volta. Non frequentò le scuole superiori, ma a quindici anni era già nel cantiere con suo padre, su e giù tutto il giorno dalle impalcature, a portare sacchi di cemento sulle spalle. Ma Vincenzo non se ne curava. Aveva braccia e gambe forti lui!
    Non beveva e non fumava ed alla discoteca preferiva di gran lunga trascorrere il tempo libero sul lago, con una canna in mano a pescare. Una volta riuscì a catturare una carpa di tre chili.
    Lui i soldi preferiva risparmiarli: gli sarebbero serviti per comperare l’auto. Una di quelle belle, con lo stereo ad otto casse e magari anche il motore truccato.
    Vincenzo aveva la ragazza. Si piacevano, si volevano bene.
    Facevano progetti per il futuro. Chissà...
    Intanto Vincenzo continuava su e giù dalle impalcature, portando sacchi di cemento sulle spalle.
    Una mattina però non volle andare a lavorare. Si sentiva stanco. Preferì restarsene a letto, aspettando che passasse.
    Il giorno dopo la stessa cosa. Durò una settimana: quella strana stanchezza non voleva andarsene.
    Il medico ordinò tutta una serie di esami.
    Era il periodo natalizio: lo ricordo bene, perché mio padre, quel giorno, aveva appeso il vischio alla porta di casa. “E’ di buon auspicio!”
    Quel pomeriggio gli zii vennero a farci visita. Io pensavo per gli auguri dell’occasione.
    Invece, la mazzata: ”Vincenzo ha un tumore. Un mostro grosso come un pugno in mezzo ai polmoni!”
    Non volevo crederci: un tumore a diciott’anni? Assurdo! Mi defilai quatta quatta, senza fare rumore, chiusa nella mia tristezza, rabbia, angoscia.
    Vincenzo iniziò il calvario della chemioterapia.
    Ogni quindici giorni, bombardate di veleno.
    Andai a trovarlo e lo vidi sereno e pieno di progetti come sempre, come se la malattia non lo avesse nemmeno sfiorato.
    Aveva perso i capelli, ma era forse anche più carino così.
    “Come stai?” chiedevo io.
    “Preferivo portare sacchi di cemento sulle spalle” rispondeva lui “ma và bene lo stesso!”
    Vincenzo doveva bere ogni giorno due bottiglie di acqua: “Per depurarmi delle schifezze che mi iniettano!”
    Andò avanti così per due anni.
    La chemio però stava funzionando. Si era ridotto di volume ed i medici avevano anche sottoposto Vincenzo ad un delicato intervento chirurgico, nell’intento di togliere il mostro.
    L’ultima volta che lo vidi era piena estate. Lo trovai ingrassato, felice perché il tumore stava regredendo. Incominciò a raccontarmi dei suoi progetti, dell’auto nuova che avrebbe presto comperato, delle canne da pesca che attendevano solo di catturare un’altra carpa di tre chili, dei sacchi di cemento che presto sarebbe tornato a portare sulle spalle.
    Vincenzo era felice perché avrebbe trascorso il fine settimana in montagna. Lui e la fidanzata soli in baita. Ormai il tumore era quasi stato vinto, perché rimandare ancora di vivere la vita?
    La chemio però l’aveva debilitato in modo impressionante.
    Lui che aveva braccia e gambe forti. Lui che saliva e scendeva dalle impalcature come un ragno.
    Vincenzo si prese la broncopolmonite e ritornò in ospedale.
    Ci rimase un mese.
    Poi un giorno arrivò la telefonata: “Vincenzo è morto!”
    Era il tredici settembre.
    E Vincenzo, con i suoi bellissimi vent’anni, si portò nella tomba tutti i progetti, le speranze per il futuro, l’auto nuova, le canne da pesca e le carpe di tre chili. I sacchi di cemento sulle spalle.
    Tutto! Il mostro gli portò via tutto a vent’anni.